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opere di Giovanni Lamorgese
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BELLEZZA CLASSICA E SINTESI ESTREMA NELLE OPERE DI GIOVANNI LAMORGESE
Intervista a cura di Dores Sacquegna

 

D.S. Cosa vuol dire per te essere artista, come vedi il tuo lavoro tra fotografia e design?

G.L. Per me essere artista è una missione che consiste nel percepire la realtà, renderla propria e rappresentarla attraverso l’esperienza personale. Il mio sguardo nasce da una visione estremamente classica. I miei maestri sono Canova e Bernini, ma anche Marcel Duchamp, fino ad arrivare a Felice Levini e Vettor Pisani. Non a caso le mie ricerche fotografiche e di design sono classiche, ma solo in apparenza (estetica), perché i soggetti sono sempre contemporanei.

D.S. Mi sembra di poter affermare che nelle tue fotografie, fondamentale è il ruolo della visione, o meglio dello sguardo, e che forte sia la presenza dello sdoppiamento e del riflesso...

G.L. La mia ricerca è basata sull’ equilibrio e sulla sintesi estrema. Nelle mie installazioni fotografiche, gli sguardi dei personaggi di solito confluiscono tutti in un punto (luce), oppure sono rivolti verso l’alto o verso il basso, mai verso lo spettatore, perché è lo sguardo l’ elemento che crea la tridimensionalità dell’installazione. Lo sdoppiamento rappresenta il confronto tra il Sé, che sono io, e l’ anima, che è il suo doppio. Il riflesso è perciò la quotidianità vista con l’anima.

D.S. Perchè scegli come protagonisti dei tuoi lavori immagini mitologiche, bibliche, letterarie? La santità di molti tuoi personaggi sembra essere in realtà carente dei requisiti religiosi necessari. Vuoi riflettere su qualcosa di meno evidente, che vada oltre la simbologia più spiccia?

G.L. Il sacro cristiano è semplice, conciso e diretto si rivolge al mondo intero. Usare altre simbologie sarebbe elitario. Il contemporaneo per me è ‘L’ultima cena’ di Leonardo da Vinci, ma ancora più interessante è ciò che accade dopo. In ‘The last supper’ ad esempio i personaggi sono ridotti alla nudità e alla trasparenza dell’ anima mentre nella ‘Vergine col bambino’, di ispirazione canoviana, rappresento Lucrezia Valia, trans gender, e il bambino, Sean Caetano, è di origine brasiliana. Significa che siamo tutti figli di Dio, senza retorica né polemiche.

D.S. Se dovessi associare la tua ricerca a quella di altri artisti contemporanei, anche di generazioni differenti, non solo per la scelta del soggetto/design rappresentato ma piuttosto per vicinanza di pensiero, a fianco di quali autori ti collocheresti?

G.L. Ho iniziato con Felice Levini che mi hanno comunicato la visione dello spazio attraverso gli allestimenti. Collaborando con Giovanni Albanese ho imparato gli allestimenti della luce mentre    l’esperienza lirica mi ha insegnato lo spazio e il principe, che nel teatro è il punto perfetto di visione. Poi c’è Vettor Pisani, nella rappresentazione del luogo attraverso la performance, e Duchamp per aver evoluto Leonardo da Vinci nel contemporaneo.

D. S. Quali saranno i prossimi passi verso l'evoluzione del tuo progetto artistico?

G. L. Per me evoluzione significa raffinare e chiarire il mio pensiero ed invadere con esso luoghi chiusi e spazi aperti, per giungere alla sintesi e all’equilibrio. L’arte è l’unica fonte di ricerca del futuro, l’unica scienza assoluta.

Giovanni Lamorgese, artista e concept designer,  nato a Bari, vive e lavora in provincia di Lecce. Attualmente interviene nei luoghi come Concept Designer per Luogo d’ Arte ed il brand di design ecosostenibile RI_USO, trasformando i materiali ed il tempo della storia in contemporaneo.

http://www.giovannilamorgese.com/

Intervista realizzata in occasione della sua partecipazione in White & Black 3D Project Room, un progetto ideato da Primo Piano LivinGallery

Tag(s) : #Identikit

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